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F24 compensato: se scartato scatta la sanzione

Pubblicato da il febbraio 27th, 2018 con Commenti disabilitati su F24 compensato: se scartato scatta la sanzione

Il modello F24 rappresenta la delega unica che permette l’effettuazione di pagamenti di tributi e contributi anche attraverso la compensazione di questi con crediti vantati dal contribuente. Tale modello è sempre più nell’occhio del mirino del Fisco che lo ha sottoposto e lo sottopone a s

Non c’è pace per il modello F24. Dopo l’obbligo di inviare per via telematica, utilizzando direttamente i canali messi a disposizione da parte dell’Agenzia delle entrate, i modelli di pagamento contenenti compensazioni, con lo scopo di arginare l’utilizzo improprio di crediti non spettanti, la legge di bilancio per il 2018 ha apportato ulteriori restrizioni e controlli.

Prima di analizzare tali novità, che portano e porteranno con se anche risvolti estremamente negativi in caso di “scarto” della delega di pagamento, è bene ricordare che successivamente all’intervento del decreto-legge n. 50 del 2017 , il Legislatore è ulteriormente sui modelli F24, ampliando, innanzitutto, il campo di applicazione del così detto visto di conformità, necessario per poter compensare i crediti tributari che superano, a livello di ammontare, la soglia di euro 5mila annuali.

Il visto di conformità riguarda non solo l’imposta sul valore aggiunto, notoriamente la lente del Fisco, ma viene anche ampliato alle compensazioni di crediti relativi ad imposte dirette e relative addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive, crediti d’imposta da quadro RU e IRAP, superiori, su base annua, alla indicata cifra di euro 5.000. In altre parole, la dichiarazione da cui scaturisce uno dei crediti sopra indicati, ivi compresa la dichiarazione Iva infrannuale, deve recare il visto di conformità, rilasciato da un professionista abilitato ovvero dal soggetto che effettua la revisione, in sua presenza.

Al fine di agevolare il caricamento delle deleghe on line, il decreto-legge n. 50 ha altresì previsto che la compensazione possa avere luogo dal giorno 10 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione anziché, come avveniva precedentemente, dal giorno 16, per facilitare il caricamento delle deleghe di pagamento.

Per i titolari di partita Iva, il modello F24 porta ulteriori complicazioni. Come già si è avuto modo di fare cenno, le deleghe che presentano compensazioni sempre di credito Iva, annuale e infrannuale, imposte sui redditi e alle relative addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive delle imposte sul reddito, IRAP, crediti d’imposta da quadro RU, devono essere inviati attraverso i soli canali messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate, ossia:

-l’F24 web,

-l’F24 online,

-l’F24 cumulativo,

-l’F24 addebito unico,

Indipendentemente dall’importo utilizzato in compensazione. L’Agenzia delle entrate con la propria risoluzione 68/E del 2017 , ha chiarito, proprio con riferimento all’obbligo di utilizzo dei canali telematici messi a disposizione dalla stessa agenzia, che le compensazioni di carattere verticale non richiedono l’utilizzo dei soli tali canali, ma possono anche sfruttare il canale home banking.

Si tratta, ad esempio, della compensazione del saldo Irpef a credito scaturente da dichiarazione annuale – codice tributo 4001, con il debito derivante dal versamento delle rate di acconto della medesima imposta – codici tributo 4033 e 4034. Tale tipo di compensazione, che avviene tramite modello F24, può avvenire anche presentando il modello F24 tramite, appunto, i canali elettronici degli intermediari della riscossione.

Per quanto riguarda l’aspetto sanzionatorio collegato all’utilizzo di crediti compensati, occorre distinguere quelli utilizzati in eccedenza riuspetto a quanto spettante e quelli, invece, utilizzati ma in realtà inesistenti.

Nel primo caso il quarto comma dell’articolo 13, del decreto legislativo 471 del 1997 , prevede una sanzione pari al trenta per cento del maggior credito utilizzato. In presenza, invece, di crediti utilizzati in compensazione ma che in realtà risultano essere inesistenti, il successivo quinto comma dell’articolo 13 sopra richiamato, prescrive una sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi.

Viene anche disposto, sempre dal quinto comma, che si considera inesistente «il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 , e all’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”.

Non solo, sempre con riferimento all’utilizzo di crediti inesistenti, la norma prevede che il contribuente non possa applicare la definizione agevolata che prevede il pagamento della sanzione ridotta ad un terzo, e comunque non inferiore ad un terzo dei minimi edittali «previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo», nel caso in cui la definizione della controversia avvenga entro il termine previsto per la proposizione del ricorso.

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